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Vallo di Nera

Splendido castello che domina la Valnerina, tra le sue strette vie si è ancor oggi avvolti dalla magia del medioevo.

L'impianto urbano si presenta compatto, con il tipico assetto del castello di colle: dal nucleo originario edificato intorno alla piazza di San Giovanni Battista, nel punto più alto del colle, si estendono strade anulari pianeggianti e ripide salite. Al primo abitato fortificato si sono poi aggiunti il borgo quattrocentesco di Santa Maria, ricompreso nella seconda cerchia muraria, realizzata per includervi gli insediamenti monastici, e il più tardo borgo cinquecentesco dei Casali, sorto, nel periodo di massima espansione demografica, lungo la viabilità di accesso al Castello.

In base alle testimonianze archeologiche il colle era già abitato nell’VIII secolo a. C..
L'antico nome del borgo nel periodo romano era Castrum Valli, cioè luogo fortificato.
Nel 1177 La rocca sul colle di Flezano divenne feudo del duca germanico di Spoleto Corrado di Hursligen Nel 1216 il vecchio e primitivo Castello fu distrutto dal Comune di Spoleto.
L’8 settembre del 1217 il podestà di Spoleto, Giacomo Capocci concede agli uomini di Vallo il diritto di erigere un castello sotto la sua signoria, in cambio di protezione e difesa. Vallo entra così nell'orbita di Spoleto e s'impegna a versarle tributi e a fare guerra o pace secondo le sue direttive.
Nel 1223 Omodeo, cappellano e vicario del Papa per la Montagna, lo riacquisisce, per un breve periodo, al dominio della chiesa.
Federico II e il cardinale legato Capocci, nel 1247, confermavano il possesso del castello al Comune di Spoleto.
Nel 1522, con Petrone da Vallo, capeggia la rivolta dei castelli della Valnerina contro Spoleto. Petrone uccide il governatore pontificio venuto per sedare la rivolta. La reazione della città ducale non si fa attendere e, in poco tempo il castello di Vallo "è preso, fatto tutto pieno di rovine e di sangue e spogliato d'ogni cosa" (Sansi Storia del Comune di Spoleto) e Petrone bruciato vivo. Nel 1527 è depredata dai Lanzichenecchi, di ritorno dal sacco di Roma, che vi lasciano anche la peste.
Il castello risorge in poco tempo, come testimoniano i molti architravi cinquecenteschi e l'affresco di Jacopo Siculo del 1536 nella chiesa di San Giovanni, ove Vallo è raffigurata con le case-torri e le mura intatte.
Il riferimento al fiume Nera è stato aggiunto dopo l'Unità d'Italia. Lo stemma attuale è stato adottato a seguito dell’unione ottocentesca con i castelli di Meggiano e Paterno, raffigura, infatti, tre castelli.

Nonostante le offese del tempo e dei numerosi terremoti Vallo è ancor oggi una delle più belle testimonianze di edilizia fortificata medievale, conserva, infatti, ampi tratti della cerchia muraria originaria, il torrione principale e altre torri, le due porte di accesso del castello, i nobili palazzi e le sue magnifiche chiese, ornate da spettacolari cicli d'affreschi.

San Giovanni Battista, di origine romanica, ampliata e in parte ricostruita intorno al 1575, come testimoniato dalia data incisa sull'angolo sinistro della facciata, domina il castello dal punto più alto del colle. La facciata con il campanile, il portale e il rosone sono rimasti quelli originari. All'interno, nel catino absidale, è affrescata la Dormitio Verginis, splendida opera del 1536 di Jacopo Siculo, sul fronte dell'arco lo stesso maestro ha dipinto una delicata Annunciazione e i protettori dalla peste, San Sebastiano e San Rocco, a grandezza naturale.

La chiesa francescana di Santa Maria è stata iniziata nel 1273, presenta un bel portale gotico e un turrito campanile. L'interno è una favolosa pinacoteca. Tra i tanti affreschi di pregio, spicca la Processione dei Bianchi, dipinta da Cola di Pietro nel 1401, l'affresco è una delle testimonianze più rilevanti del movimento penitenziario dei Bianchi che attraversò l'Italia nel 1399.
Le campane, di Santa Maria, collocate nella possente torre quadrata, si suonano ancora con i piedi.
La terza chiesa intra moenia è quella dedicata a S. Caterina, eretta nel 1354, oggi restaurata e adibita ad auditorium. Nel borgo dei Casali, sovrastata da un arco, sorge la chiesina dedicata a San Rocco e appena fuori dall’abitato, lungo l’antica strada per Sant’Anatolia, la Madonna dell’Immagine, interamente affrescata dal pittore spoletino Iacopo Zabolino di Vinciolo.

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Additional Photos by Silvio Sorcini (Silvio1953) Gold Star Critiquer/Gold Star Workshop Editor/Gold Note Writer [C: 18008 W: 130 N: 37934] (205657)
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