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Museo del Ciarlatano - Cerreto di Spoleto (PG)

In un’epoca di fame, guerre, epidemie, protagonisti della storia, non solo locale, furono i celebri vagabondi cerretani, meglio noti con il termine di “Ciarlatani”, affabulatori e imbroglioni, celebri per la loro spiccata facondia e capacità di persuadere. Molti si erano specializzati nella questua in favore di istituzioni ospedaliere e di assistenza. A partire dal secolo XV l’originaria attività di questua è spesso degenerata in comportamenti che poco avevano a che fare con l’attività benefica sfociando nella vendita delle indulgenze, a fine di lucro, e nell’esorcismo contro la peste e le malattie. Di essi monsignor Teseo Pini, sul finire del ‘400, scriveva che avevano appreso la falsità, l’arte del raggiro, la furbizia e la destrezza della lingua dal diavolo “loro padre e maestro”. I cerretani nel Medioevo godevano di una notevole floridezza economica e, si cita sempre monsignor Teseo Pini “divennero famosi per gli appalti che essi prendevano con opere pie ed ospedali, per i quali gestivano le questue, con abile astuzia e simulazioni, sì da far assimilare l'epiteto di cerretano con quello di ciarlatano e imbroglione”. Secondo l'Alberti “discorrono per tutta Italia simulando santità con diversi modi, et sotto diversi colori per tirarne denari” al punto che Cerretani era divenuto sinonimo di gente senza mestiere e girovaghi questuanti che, sotto il pretesto della superstizione, sotto il manto di indovini, negromanti, astrologi, erboristi e speziali empirici, tentavano di estorcere denaro e ricompense”. Un mestiere che, ovviamente, non portò buona fama agli abitanti del castello. Nel vocabolario della Crusca del 1612 erano descritti come “Coloro che per le piazze spacciano unguenti, o altre medicine, cavano i denti o fanno giochi di mano che oggi più comunemente dicesi Ciarlatani,...da Cerreto, paese dell`Umbria da cui soleva in antico venir siffatta gente, la quale con varie finzioni andava facendo denaro”. L’associazione di questo termine agli abitanti di Cerreto di Spoleto è attestata in lingua italiana fin dai primi anni del Cinquecento ed ha conosciuto una tale fortuna da migrare in tutta Europa.
Il Museo è allocato nei locali già utilizzati per il convento degli Agostiniani Scalzi, sito sotto la chiesa di San Nicola.

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Photo Information
  • Copyright: Silvio Sorcini (Silvio1953) Gold Star Critiquer/Gold Star Workshop Editor/Gold Note Writer [C: 17704 W: 130 N: 37194] (202764)
  • Genre: Luoghi
  • Medium: Colore
  • Date Taken: 2020-09-16
  • Esposizione: 30 secondi
  • Versione Foto: Versione Originale
  • Date Submitted: 2020-09-21 9:41
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Additional Photos by Silvio Sorcini (Silvio1953) Gold Star Critiquer/Gold Star Workshop Editor/Gold Note Writer [C: 17704 W: 130 N: 37194] (202764)
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